Follia alle Isole Fortunate

 

 

Sono qui sdraiato nel mio letto
di sempre, è agosto e il caldo è opprimente,
mi metto nudo e penso che fare,
m’immagino di andare in vacanza
in una delle Isole Fortunate
dove tutto cresce senza seme
né aratro e non averne la minima
voglia, ma la vacanza è un dovere,
bisogna andarci, e andarci anche da soli,
fare lunghe passeggiate in riva
a qualche mare, sdraiarsi, nuotare,
prendere il sole, sudare, bagnarsi,
bere, respirare, forse sognare,
godere della forma, non credere
ai propri occhi, all’incarnata lingua
che spoglia la rosa della sua bellezza,
affiancarsi a una donna, di soppiatto,
come un fiume a una sponda, un fotografo
a una modella sempre verde come
un camaleonte d’uomini amati,
poi di nuovo voltarsi, guardare oltre,
spezzare l’attimo, gli otturatori,
un batter di ciglia e si è perduti
a piedi nudi nel ballo dei ciclopi,
scegliere il ristorante per la cena,
la spiaggia meno frequentata, la luna
come testimone, il sestante, il nome.
È faticoso scegliere, ma si deve!
la vacanza è un dovere, bisogna
andarci e andarci per sempre.

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