Il male è il ritmo degli altri *

 

Che sia veloce o adagio
campana a morto o d’arrivo
del treno sempre mi colpisce
ansia e agitazione d’intenti.
Chiedere la parola per sedurre
irritare il resto dei parlamentari.
Sollevarsi sulle note abissali
stordire d’amore gli schiavi.
Trasportati in spalla.
Sei milioni di formiche alle nozze
della cicala che canta
le sue inconfondibili note
con le spalle sopra la tomba.
Questa è l’opera dei social
tutti intorno a qualcosa
l’intasarsi delle visualizzazioni
lo stiparsi dell’arrivare.
Morendo tra le parole scritte
sui muri scritte a specchio.
Ma perché scrivere?
E cosa vogliono rappresentare?
Lo strisciare della penna
sulla carta mi da l’orticaria
e il picchiare sui tasti
come un forsennato
ragno che tesse la sua tela
m’infastidisce più della mosca
che promette di imbalsamare.
Quando non viene nulla
e la noia ancora suggerisce
parole troppo imbevute
di silenzio e di plancton.
Allora forse fare yoga
per riprendere il controllo
fermare il battito del cuore
smettere di respirare.

 

 

* cit.

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