L’attimo predatore

 

 

 

Ahi muro quanto sei duro!
E bottiglie rotte e piastrelle
e sedie e spigolo di tavolo!
Dopo il ballo della sera prima
un valzer nella stanza un tifone
che non saccheggia ma tutto
scompiglia e la mente echeggia
una pesante musica da camera.
Non c’è bisogno di gettarsi
dalla finestra per non soffrire
più le vertigini della vita.
Solo chi si sbatte la testa
contro una qualsiasi parete
ritrova la ragione e il corpo
sotterraneo comincia a sbucciare
e scava e riscava e strappa libri
e invano ancora trivella
senza trovare più una sola parola
egli stesso è quella parola
che forgia fino a regredire
nella polvere – egli stesso è
metallo e incudine e martello.
E’ dell’attimo la felicità
e la copula e la morte.

 

 

 

*

 

 

 

 

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