Canto al sublime dovere

Schiavo dell’inazione affondo nell’intimità
del sonno senza sogni, oppure non dormo

e fino a tarda notte bevo vino pestando
sulla tastiera versi di dubbia provenienza.

Guardo la luna o la televisione che, seppure
accesa, come me non percepisce nessun segnale.

Al mattino la nausea mi sconvolge. Ancora
niente di nuovo sotto il sole e niente

da dire o nessuno a cui dirlo. E un’altra sera
passa come una stella alta alla finestra,

ed è consueto canto alla sublime esecuzione.

 

 

 

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