Molti mondi tante guerre

4.

vengono dal sonno queste parole – disse una voce –
e cosa ricorda?

Niente, niente che non sia reale più di un plagio:
un giardino vuoto dove morire, una faccia didascalica,

bianca, senza parole, cadaverica, inespressiva come
un timbro, uguale per tutti, alla fine, troppo presto

svaniti i primi passi, in frantumi, cocci di una clessidra
dove risuona perpetuamente l’assenza…

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