Quello che non dovrei mai dirti

chissà quante labbra avrà baciato la tua bocca

– innumeri le volte che la vidi schiudersi
in nostalgici sospiri. La lingua nell’arco dei denti

sibila come freccia sempre più lontano dal mio corpo
che vorrei tanto ferisse. E le parole – come le chiavi

di questa prigione lasciate scorrere sulle sue sbarre
come una penna per le sei corde – cadute come cavi

elettrici dai tralicci o neve dai precipizi ostruendo
ogni possibile varco ai miei piedi – rotolano scomposte

nella mia gola inconfessabili suicidi.

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